VerdeCittà a Torino

Data: venerdì 3 – domenica 5 settembre 2021

Orari: venerdì 10:00-20:00 / sabato e domenica 10:00-19:00

Luogo: Giardini Cavour 

Dopo la pausa estiva, il Progetto VerdeCittà riparte da Torino, nel cuore della città, presso la storica location dei Giardini Cavour. Qui,da venerdì 3 settembre a domenica 5 verrà sviluppato, in modo complementare alle altre città, il tema della ridefinizione degli Spazi Verdi Urbani, sia alla luce delle mutate esigenze dei nostri tempi che sulla base delle più recenti evidenze scientifiche.

I Giardini Cavour ospiteranno, anche grazie al supporto del Comune di Torino, un’area verde temporanea che presenterà una sintesi delle possibili realizzazioni in ambito urbano, in grado di coniugare il fascino delle piante con la loro funzionalità in materia di dissesto idrogeologico e cambiamento climatico. L’installazione, appositamente creata da un esperto progettista CONAF, prevede un Rain Garden – cioè aiuole permeabili in grado di assorbire e stoccare temporaneamente l’eccesso di precipitazioni piovose per alleggerire i sistemi di smaltimento urbano -, una particolare messa a dimora di alberi e infine aiuole sostenibili dal punto di vista idrico e resilienti al cambiamento climatico. 

Un’area espositiva, inoltre, sarà dedicata alla presentazione del Progetto e alla promozione di una cultura più consapevole dell’importanza del verde e dell’eccellenza del florovivaismo made in Italy. Personale adeguatamente formato sarà a disposizione per dare informazioni e consigli sui benefici del verde, sia pubblico che privato, nonché sulla sua gestione quotidiana. 

Sempre presso lo stand di VerdeCittà sarà possibile prenotarsi per le visite gratuite esclusive all’Orto Botanico (sabato mattina), Parco del Valentino (sabato pomeriggio) e Parco del Sangone (domenica mattina), riservate ai visitatori dell’area verde. 

Venerdì 3 settembre alle ore 18 si svolgerà l’inaugurazione, nel corso della quale, il Coordinatore del Progetto Gianluca Burchi donerà le piante utilizzate per l’installazione di VerdeCittà al Comune di Torino, rappresentato dall’Assessore alle Politiche per l’Ambiente Alberto Unia, affinchè possano essere ricollocate in città. 

Vi aspettiamo venerdì 3 dalle 10 alle 20, mentre sabato e domenica saremo aperti dalle 10 alle 19, anche per info e prenotazioni sulle visite culturali proposte. 

LA GUIDA

Alla scoperta dell’installazione VerdeCittà di Torino.

Cenni storici o curiosità sulla location prescelta:

Nell’800, fra gli anni ’20 e ’60, la città di Torino si espanse verso sud-ovest, dando luogo a Borgo Nuovo. Nell’ambito di questa area, utilizzando la forma e la pendenza dei bastioni, vennero creati i Giardini dei Ripari o “Remparts”, un vero e proprio parco cittadino che, comprendendo collinette e spianate, si estendeva nel territorio oggi occupato dall’aiuola Balbo, dai Giardini Cavour e da Piazza Maria Teresa.

I Giardini Cavour vennero realizzati nel 1875, ispirati ad un modello naturalistico, movimentato da piccole collinette e percorsi tortuosi. I Giardini si trovano al centro dell’omonima piazza, circondata da palazzine ottocentesche, fra le quali ricordiamo Palazzo Biscaretti di Ruffia, il Convento delle Monache Sacramentine e la Scuola elementare Tommaseo.

Così come per i Giardini Reali, anche la morfologia dei Giardini Cavour denuncia la preesistenza di tracciati difensivi seicenteschi, i cui dislivelli, fra il 1872 e il 1875, furono risolti in aiuole multiformi tipiche dello stile “all’inglese”, dove vennero messi a dimora grandi alberi come platani, tigli, querce, ippocastani, aceri, pini, abeti e magnolie. Punto focale del giardino è uno splendido e monumentale esemplare di platano, più che centenario, alto 35 metri la cui chioma arriva a 28 metri.

All’interno dei giardini è possibile ammirare la statua bronzea dedicata al Generale, politico e diplomatico risorgimentale Carlo Felice Nicolis, conte di Robilant, donata alla città di Torino intorno al 1900 dal Circolo Centrale Torinese.

Cenni storici o curiosità sulla location

Nell’800, fra gli anni ’20 e ’60, la città di Torino si espanse verso sud-ovest, dando luogo a Borgo Nuovo. Nell’ambito di questa area, utilizzando la forma e la pendenza dei bastioni, vennero creati i Giardini dei Ripari o “Remparts”, un vero e proprio parco cittadino che, comprendendo collinette e spianate, si estendeva nel territorio oggi occupato dall’aiuola Balbo, dai Giardini Cavour e da Piazza Maria Teresa.

I Giardini Cavour vennero realizzati nel 1875, ispirati ad un modello naturalistico, movimentato da piccole collinette e percorsi tortuosi. I Giardini si trovano al centro dell’omonima piazza, circondata da palazzine ottocentesche, fra le quali ricordiamo Palazzo Biscaretti di Ruffia, il Convento delle Monache Sacramentine e la Scuola elementare Tommaseo.

Così come per i Giardini Reali, anche la morfologia dei Giardini Cavour denuncia la preesistenza di tracciati difensivi seicenteschi, i cui dislivelli, fra il 1872 e il 1875, furono risolti in aiuole multiformi tipiche dello stile “all’inglese”, dove vennero messi a dimora grandi alberi come platani, tigli, querce, ippocastani, aceri, pini, abeti e magnolie. Punto focale del giardino è uno splendido e monumentale esemplare di platano, più che centenario, alto 35 metri la cui chioma arriva a 28 metri.

All’interno dei giardini è possibile ammirare la statua bronzea dedicata al Generale, politico e diplomatico risorgimentale Carlo Felice Nicolis, conte di Robilant, donata alla città di Torino intorno al 1900 dal Circolo Centrale Torinese.

IL Progetto

I cambiamenti climatici sono ormai evidenti a tutti, il susseguirsi di eventi estremi, di opposta natura, come le temperature inusuali che provocano le “isole di calore” e le “bombe d’acqua”, mettono in crisi le nostre città.

Questi temi sono molto sentiti in ambito urbano, la continua impermeabilizzazione dei suoli urbani, il verificarsi di eventi piovosi di intensità estrema con punte di centinaia di mm. di pioggia in poche ore, pone in seria difficoltà le reti infrastrutturali non sempre in grado di gestire al meglio il carico repentino che si sviluppa da tali eventi.

Questi cambiamenti ci impongono politiche di investimento nel contrasto e nella mitigazione degli effetti, devono essere inoltre ad ampio spettro affrontando la progettualità con interdisciplinarietà, tenendo conto della complessità di fattori che vi contribuiscono.

In questo contesto, si sviluppa l’iniziativa “VERDECITTA’”, che coinvolge 5 città italiane: Bologna, Palermo, Roma, Torino e Padova

Il progetto di Torino, si sviluppa in modo complementare agli altri progetti  dei colleghi delle altre città, ponendo l’attenzione sui seguenti temi:

RAIN GARDEN

realizzazione di un modello urbano di aiuole permeabili in grado di assorbire e stoccare temporaneamente l’eccesso di precipitazioni piovose, consentendo di supportare ed alleggerire i sistemi di smaltimento urbano.

Modello, che permette l’integrazione nel tessuto urbano esistente, tramite la sostituzione e razionalizzazione degli spazi, es. stalli per la raccolta RSU, modifica dei parcheggi etc. (vedasi Progetto Valdocco).

LA MESSA A DIMORA DI ALBERATE

Verrà predisposto un esempio di messa a dimora di alberi, con particolare attenzione anche alle fasi di cure colturali post-impianto: tutori, bagnature, potature di allevamento etc.

AIUOLE SOSTENIBILI E RESILIENTI

Verrà realizzata un aiuola con specie resilienti al cambiamento climatico e che saranno in grado di rendere sostenibile la gestione periodica.

Grazie al contributo del CREA si utilizzeranno molte varietà aromatiche, oltre alle loro prestazioni ornamentali coniugano anche un fabbisogno idrico modesto, che contribuisce alla sostenibilità delle aiuole.

 La città di Torino sta investendo risorse ed energie per gestire le sfide climatiche che incombono.

Le azioni che si stanno mettendo in atto hanno un approccio razionale e di visione strategica, si basano su strumenti operativi di progetto e programmazione di medio lungo termine.

LA PLANIMETRIA

Scopri il programma e i relatori del webinar

Il webinar di VerdeCittà

Scopriamo i benefici del Verde in città
venerdì 3 settembre 2021 dalle ore 10.00 

Le piante sono state fornite da ASPROFLOR, associazione indipendente di floricoltori il cui scopo è promuovere l’immagine della floricoltura italiana, il turismo del verde e il ruolo dei fiori nella vita quotidiana del tessuto cittadino: fra le iniziative dell’associazione anche il concorso nazionale “Comuni fioriti”.

​comunifioriti.it

Schede botaniche

Cycas revoluta - Famiglia: Cycadaceae

nome volgare: Cycas

proprietà: E’ una pianta molto simile alla palma, con cui spesso viene confusa.

In realtà non si tratta di palme; le cicadacee sono tra le piante più antiche presenti sulla terra, sono delle gimnosperme, più vicine come parentela alle conifere che alle palme.

Queste piante sviluppano anche una particolarissima fioritura; prima di tutto sono dioiche, e quindi i fiori femminili ed i fiori maschili si trovano su piante differenti; il fiore maschile è una specie di pannocchia a allungata, lunga svariate decine di centimetri, di colore bianco o crema; il fiore femminile ha invece forma tondeggiante, ed è costituito da strutture simili a piccole foglie pelosette, alla cui base è ben visibili l’ovario. Quando i fiori femminili vengono impollinati, l’ovario si sviluppa divenendo carnoso, e il fiore ricorda un cesto di piccoli frutti arancioni, simili a prugne di dimensioni minute. I frutti di cycas non sono commestibili, al contrario sono estremamente tossici e velenosi.

curiosità: Il nome cycas deriva dal greco Koikas, che significa: simile alle palme. La Cycas è una delle specie arboree più antiche giunte fino a noi dall’Asia. Il fiore della Cycas femmina si rivela come un’infiorescenza formata da macrosporofilli riuniti in strobili

nota dell’autore (laddove possibile) questa pianta per me significa..

consigli per la coltivazione domestica (naturalmente laddove possibile): Le Cycas non hanno particolare esigenze in fatto di terreni. E’ sufficiente che il terreno sia fertile e ben drenato e collocate in  pieno sole

Abelia

Originaria della Cina, è un arbusto sempreverde, di portamento tondeggiante, che può superare il metro di altezza. I fusti sono rossastri e lunghi e tendono a incurvarsi. Le foglie sono piccole e dentellate, da giovani di colore bronzeo, virando poi al verde con la crescita. I fiori hanno forma tubulosa e colore bianco-roseo, da cui si sviluppa un frutto legnoso contenente un seme singolo. Questa pianta deve il suo nome ad un medico inglese, Clarke Abel, in una spedizione del 1800. 

Phormium tenax variegati

Chiamato anche “lino della Nuova Zelanda” perché utilizzato dal popolo Maori per creare fibre tessili con cui confezionare abiti. La fibra è debole e ruvida, infatti il termine “phormion” significa “cesto o stuoia”, a indicare l’utilizzo originario delle fibre. È un arbusto sempreverde che, se lasciato crescere liberamente, può raggiungere i due metri di altezza, mentre in vaso le dimensioni rimangono più contenute. Le foglie sono lunghe e appuntite, di colore verde brillante. Le infiorescenze compaiono tra maggio e settembre e si presentano a forma di pannocchia, formate da fiori tubiformi di colore bianco o rosa. 

Gaura lindheimeri

È una pianta con origini americane, conosciuta anche come “fiori di orchidea”. Il suo nome ha derivazione greca, da “gauros” che significa “superbo”, in riferimento alla sua fioritura. In Italia è ancora poco conosciuta, nonostante sia una pianta con una fioritura molto appariscente e con poche esigenze colturali. Produce una rosetta di foglie verdi da cui, durante la bella stagione, si dipartono sottili steli che portano numerosi fiori dai petali candidi e gli stami dorati, che sembrano farfalle e attirano gli insetti impollinatori. I fusti fioriti possono raggiungere i 50-70 cm di altezza. È una pianta perenne, che verso la fine dell’inverno dissecca completamente, per poi germogliare nuovamente in primavera. 

Helicrisum – Elicriso italico

È chiamato anche “immortale” e cresce spontaneamente nel sud Europa, lungo il Mediterraneo. È una pianta erbacea perenne, con fusti sottili formanti un cespuglio molto ramificato, che può raggiungere i 30-50 cm di altezza. Le foglie sono lineari e lanceolate, tomentose, con un colore cenerino e i fiori, che compaiono in tarda primavera ed estate, sono gialli, riuniti in capolini. Le foglie dell’elicriso possono essere impiegate in cucina, usate per insaporire le pietanze, in quanto forniscono un aroma che ricorda il curry. Gli infusi e i decotti sono utili nel caso di bronchite, tosse, catarro, mentre gli impacchi sono efficaci per riattivare la circolazione sanguigna. L’olio essenziale è molto apprezzato e aiuta la tonificazione della pelle. 

Lavandula angustifolia

Veniva utilizzata già dagli Egizi per la mummificazione e dai Romani per la profumazione dei bagni, infatti il termine “lavanda” deriva dal latino “lavare”. Durante il Medioevo si utilizzava per curare i crampi intestinali e la nausea. La diffusione della lavanda è avvenuta durante il periodo elisabettiano, quando veniva usata per la produzione di profumi ed è proprio grazie a questa pianta che iniziò lo studio dell’aromaterapia. È una pianta sempreverde con portamento cespuglioso, che può raggiungere il metro di altezza. Ha foglie piccole e lineari, di colore grigio-verde. I fiori compaiono in estate, raggruppati in spighe, di color lilla, molto fragranti e contengono oli essenziali molto usati in erboristeria e in cosmetica, ma anche per profumare gli ambienti e la biancheria. 

Mentha spicata cubana

È una pianta perenne, il cui nome deriva da “Mintha”, una ninfa dei fiumi amata da Ade e quindi trasformata in un’erba dalla dea Persefone e “spicata” per la forma delle sue infiorescenze. Viene comunemente chiamata “mentastro”. I fusti hanno portamento eretto e sezione quadrangolare, le foglie sono lanceolate o ellittiche, con apice acuto e bordi seghettati. Le infiorescenze crescono agli apici dei fusti e sono formate da numerosi fiori raccolti in spighe, di colore da bianco o roseo. È una pianta nota per le proprietà dell’olio essenziale estratto dalle foglie, tra cui antistress, digestivo, antibatterico e utile contro alitosi, nausee e colite. È largamente utilizzata molto anche in cucina, in cosmesi e in farmacia. 

Origanum compatto

È una pianta erbacea perenne, chiamata anche “maggiorana selvatica”, il cui nome deriva da due parole greche che rimandano a un concetto di “delizia della montagna”. Cresce spontanea nel Mediterraneo, con portamento tappezzante e ramificato, coperto da una leggera peluria. Le foglie sono piccole, arrotondate e di colore scuro, mentre i fiori sono rosa-violetto e compaiono d’estate. In cucina è molto utilizzato per insaporire le pietanze, si usa essiccato e va aggiunto al termine della cottura, in modo che possa mantenere le proprietà aromatiche. 

Rosmarino off. prostratus

È un arbusto tappezzante, con lunghi rami flessibili ricadenti, cresce bene in giardini rocciosi e muretti. Ha un fogliame molto fitto, costituito da foglie piccole e lineari, dal profumo caratteristico. I fiori sono azzurri, riuniti in grappoli, che compaiono tra maggio e giugno, molto amati dalle api. È un aroma molto utilizzato in cucina, per carni, risotti, minestre, ma anche pane e focacce. Il suo olio essenziale è usato per reumatismi e artriti. I rametti sono utili per profumare ambienti e armadi. Secondo una leggenda, i fiori divennero azzurri quando la Madonna, in fuga in Egitto, vi lasciò cadere il suo mantello sopra. Durante il Medioevo, al rosmarino si attribuivano virtù magiche. 

Rosmarinus officinalis

È una pianta originaria dell’area mediterranea, con portamento arbustivo, che può raggiungere anche 3 m di altezza. Ha fusti legnosi di colore marrone chiaro, eretti e ramificati. Le foglie sono persistenti e coriacee, lineari e lanceolate, di colore verde scuro sulla pagina superiore e biancastro sulla pagina inferiore. I fiori sono chiari, riuniti in grappoli, molto amati dagli insetti impollinatori. È molto usata come pianta ornamentale e in cucina, ma anche nell’’industria cosmetica e per la produzione di miele, in quanto ha notevoli proprietà aromatiche e medicinali. Conosciuta fin dall’antichità, leggende narrano che con l’acqua di rosmarino sia stata curata la Regina d’Ungheria. 

Salvia greggii

Venne introdotta in Italia dal Messico nell’Ottocento, come pianta ornamentale per giardini di campagna. Il nome “greggii” deriva da Josiah Gregg, colui che, durante le sue spedizioni in Messico, inviò campioni in studio al botanico George Engelman a St. Louis. Pianta perenne, legnosa alla base, con foglie piccole e ovali, di colore verde scuro, molto profumate. I fiori rossi sono potati su calici purpurei. In cucina si possono utilizzare i fiori e le foglie. 

Salvia off. Maxima

È una pianta perenne semi legnosa, con foglie sono molto grandi e spesse, di intenso e gradevole aroma. I fiori sono blu/viola e compaiono in primavera. È una pianta usata in cucina per insaporire molti cibi, ma anche per la preparazione di frittate o per accompagnare antipasti. È utile perché rende più digeribili le carni molto grasse. Molto ricca di principi, è conosciuta fin dall’antichità per le sue proprietà balsamiche, antisettiche, antinfiammatorie, digestive e diuretiche. Nel Medioevo era considerata una pianta in grado di guarire ogni male. 

Salvia officinalis

Il suo nome deriva dal latino “salvus” che significa sano e sta a indicare le sue proprietà curative. I Romani la coglievano con un rituale caratteristico, in tunica bianca e a piedi scalzi. I Cinesi la ritenevano capace di donare longevità e un cesto di salvia costava 3 cesti di the. È una pianta erbacea con fusti ramificati e legnosi alla base, di sezione quadrangolare. Le foglie sono piccole e lanceolate, feltrose al tatto, con profumo caratteristico. Le infiorescenze portano 5-10 fiori di colore violaceo, amati dalle api per il polline e il nettare. Fin dai tempi antichi la salvia ha trovato impiego come pianta aromatica, ma non solo. Ha un largo impiego in cucina e in cosmetica, ad esempio è molto utile per donare lucentezza ai capelli, tonificare la pelle e rinfrescare l’alito. Ad alte dosi risulta tossica. 

Teucrium fruticans

Conosciuta anche come “camedrio femmina”, deve il suo nome a Teucro, re di Troia, che secondo Gaio Plinio Secondo fu il primo a sperimentarne le proprietà medicinali. L’epiteto “fruticans” significa “arbustivo” e sta a indicare il portamento della pianta. È perenne e legnosa, con fusti eretti, di colore cenerino, portanti foglie lanceolate e tomentose, che conferiscono alla pianta un aspetto globoso e compatto. Le infiorescenze sono formate da 2 fiori di colore blu lavanda e compaiono in estate. Un ingegnere colombiano ha scoperto l’utilità di questa pianta come anticorrosivo per acciaio. È una pianta che non trova impiego erboristico o culinario in quanto tossica per il fegato. 

Thymus faustinii

È un arbusto perenne e sempreverde, originario delle coste mediterranee. Ha foglie piccole e ovali e produce fiori chiari raccolti in infiorescenze a spiga. Il timo essiccato viene molto usato in cucina per insaporire le pietanze, rendendo anche più digeribili i cibi. Usato anche per la preparazione di aceto e oli aromatici, oltre che in cosmetica grazie al potere detergente e per la preparazione di infusi contro l’influenza. Gli antichi Egizi lo utilizzavano ampiamente per le imbalsamazioni, mentre i Romani per conservare le derrate alimentari. Leggende narrano che i soldati si bagnassero in acqua di timo per infondersi vigore e coraggio. 

Sorbus torminalis

Fam. Rosaceae Sorbo torminale, Baccarello, Ciavardello. Da sorbus nome del sorbo domestico in Plinio e Columella, derivato da sórbeo sorbire, forse riferimento al frutto maturo e molle da cui sorbire il succo fermentato; torminalis: da tormína colica: in grado di lenire le coliche; in passato i frutti venivano impiegati nel trattamento delle coliti. Entità Eurasiatica in senso lato, che ricompaiono anche nel Nordafrica. In Italia in tutte le regioni al di sotto della fascia collinare tranne che criptogenica in Valdaosta. Piante legnose con portamento arboreo ed anche cespuglioso. Pianta vascolare con fiori e semi, perianzio: bianco in primavera; il frutto è un pomo di 12-18 x 8-15 mm, subgloboso, glabro, bruno, con all’interno 1-2 semi di 5-7,5 x 2-4,5 mm, a sezione trasversale ovata, di colore bruno scuro. Entità indigena. Entità protetta a livello regionale. Entità commestibile. Uso forestale

Tulbaghia violacea

Pianta perenne con foglie lunghe e strette, dal portamento cespitoso. È originaria del Sudafrica e ricorda l’erba cipollina. In estate produce numerosi steli alla cui sommità vi è un mazzolino di fiori di forma stellata. È una pianta sempreverde, ma in caso di freddo intenso può perdere le foglie. I suoi fiori sono commestibili, molto graditi in zuppe e insalate. Il caratteristico aroma di cipolla, sprigionato da ogni parte della pianta, comprese le radici, può essere utile come repellente naturale per le talpe. 

BOLOGNA
11-13 giugno

PALERMO
25-27 giugno

ROMA
16-18 luglio

TORINO
3-5 settembre

PADOVA
17-19 settembre